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Ripresa economica dell'Afghanistan e prospettive future
Sviluppo
economico attuale
(indicatori macroeconomici, prospettive economico-monetarie e economia
illecita).
Quadro
macroeconomico.
Al termine di 23 anni di conflitto, aggravato da catastrofi naturali di
notevole portata, l’Afghanistan si è avviato lungo il cammino
della ricostruzione.
Negli ultimi quattro anni il paese ha cercato di gestire la situazione
di crisi in cui versava ricostruendo istituzioni fondamentali, fornendo
servizi istituzionali di base e restaurando la stabilità economica.
Nel 2004 le autorità afgane hanno elaborato e cominciato ad attuare
una strategia a lungo termine denominata “Securing
Afghanistan’s future” che mira a costruire uno stato
finanziariamente autosufficiente, in grado di rispondere ai bisogni sociali
fondamentali e promuovere strategie di riduzione della povertà.
Gli strumenti e le azioni concordati riguardavano soprattutto il miglioramento
della sicurezza nazionale; la promozione dello sviluppo del settore privato;
l’aumento delle entrate in modo da permettere un finanziamento delle
spese ricorrenti a medio termine; la lotta all’economia della droga
accompagnata dal sostegno a programmi di sussistenza alternativi; la lotta
alle attività connesse al crimine organizzato e il rafforzamento
delle istituzioni statali. Questa strategia è stata presentata
alla conferenza di Berlino del marzo 2004. Da allora il governo afgano
ha compiuto ulteriori progressi nella ricostruzione delle istituzioni,
nella realizzazione di politiche economiche efficaci e nella creazione
di uno stato stabile.
Prospettiva
economica.
Nel corso del 2004 l’economia formale è cresciuta meno del
previsto ma è ancora robusta, grazie all’attuazione di efficaci
politiche macroeconomiche. Il settore trainante è quello agricolo;
l’inflazione rimane limitata e la valuta nazionale è stabile.
I settori di investimento più interessanti sembrano essere quelli
del trasporto, dell’agricoltura avanzata, del commercio, dello sfruttamento
e del trasporto dei minerali.
Analizzando il PIL per settori, si osserva che il 50% circa è originato
dall’agricoltura, il 30% dai servizi ed il 5% dalle costruzioni.
Questi ultimi due settori, tuttavia, sono in larga parte trainati dal
flusso derivato dagli aiuti internazionali e dall’oppio.
Negli ultimi due anni si è registrato un aumento del PIL reale
di circa il 23% su base annua; la crescita nominale è invece attestata
sul 20% annuo circa. Questa crescita, tuttavia, è decelerata negli
ultimi 18 mesi, soprattutto a causa di condizioni atmosferiche di siccità
persistente che hanno danneggiato l’agricoltura, componente principale
dell’economia del Paese. Si prevede, comunque, che nei prossimi
anni il trend si attesti intorno all’8% annuo.
Moneta, inflazione e tassi di cambio.
Secondo una prospettiva monetaria, nell’ultimo
biennio l’Afghanistan è stato caratterizzato da un’inflazione
limitata e da un tasso di cambio stabile, grazie soprattutto alle politiche
macro-economiche adottate dal Governo.
Sebbene l’inflazione sia sotto controllo se paragonata
ai picchi precedenti, nel corso del 2004 è aumentata a causa del
mercato immobiliare (aumento degli affitti ecc.) e del settore petrolifero.
Da quando, nel 2002, con il supporto del FMI, la vecchia valuta è
stata rimpiazzata dalla nuova, la quantità in circolazione è
aumentata grandemente: solo nell’ultimo anno, del 22%. In generale,
l’accresciuta domanda sembra dovuta ad una “de-dollarizzazione”
dell’economia, risultato a sua volta di una maggior fiducia nella
valuta locale grazie all’accresciuta stabilità. Tuttavia,
il dollaro statunitense resta la valuta preferita per effettuare grandi
transazioni commerciali, anche nel settore della droga. Per questo, oltre
il 90% dei depositi nelle banche locali sono espressi in dollari.
I conti correnti, peraltro, sono in larghissima parte finanziati dalle
rimesse e dagli aiuti esterni. Le statistiche sulle rimesse sono piuttosto
difficili, a causa del sistema informale che sta dietro il trasferimento
internazionale di denaro. In futuro sarà necessario fare attenzione
alle pressioni emergenti sulla Bilancia dei Pagamenti. I conti esterni
dipenderanno infatti dal ritmo della ricostruzione, dalla disponibilità
di nuove opportunità commerciali e dall’impatto dei recenti
cambiamenti nella politica commerciale.
In
relazione alle prospettive per il futuro, il Governo
ha infatti stabilito un ambizioso obiettivo del 9% di crescita annua del
PIL reale per i prossimi 12 anni. Questo porterebbe, in concreto, il reddito
annuo pro-capite a 350 $, dai 135 attuali. Il FMI ritiene che se questa
meta fosse effettivamente raggiunta, si riuscirebbero a realizzare i Millennium
Development Goals e contrastare efficacemente la povertà e
la disoccupazione.
Alcuni
problemi .
La
Comunità internazionale e il Governo stanno profondendo notevoli
sforzi per abbattere l’economia fondata sulla droga. Secondo stime
di Agenzie internazionali la produzione di oppio si attesterebbe attorno
al 40-50 % del PIL reale. L’impatto del narco-traffico
sull’economia del paese è piuttosto complesso. Da un lato
porta consistenti benefici economici a breve termine, infatti la regione
produce l’87% della produzione mondiale di oppio. Questo, oltre
ad essere una fonte di guadagno importante per la popolazione rurale (sono
circa 350.000 i coltivatori impiegati), comporta una notevole domanda
aggregata, e quindi un input per lo sviluppo economico.Tuttavia, sul lungo
termine, gli effetti negativi sono molteplici: la volubilità della
quantità e del prezzo dell’oppio ha un pericoloso impatto
macroeconomico e la produzione di oppio può scoraggiare la produzione
di altri beni. Infine, la minaccia maggiore è collegata alla sicurezza,
in quanto la coltivazione e il commercio di stupefacenti necessitano di
una situazione di instabilità e rappresentano pertanto una minaccia
per la normalizzazione politica e il consolidamento statale.
La costante crisi energetica pone un serio ostacolo alle prospettive economiche
e le condizioni di povertà in cui versa oltre
il 50% della popolazione non permettono una crescita sostenibile poiché
mantengono il livello di domanda interna praticamente a zero e rendono
molto difficile accrescere il livello di produzione. Questo dà
vita ad un circolo vizioso, che una crescita economica “broad-based”
potrebbe interrompere.
È essenziale accelerare le riforme di mercato e promuovere la legalità
in un contesto di stabilità finanziaria e macroeconomica e di normalizzazione
politica. Di conseguenza bisogna consolidare la base economica e fiscale
del paese e sviluppare sistemi di credito in particolare nelle aree rurali.
Le relazioni commerciali
(riforme in alcuni settori-chiave, integrazione regionale e internazionale
dell’economia di mercato afgana)
Progressi
verso un’economia di mercato e delle riforme strutturali.
Affinché
il Paese possa raggiungere gli obiettivi prefissatisi è necessario
innanzitutto promuovere la stabilità macroeconomica e fiscale.
Al momento, su suggerimento del FMI, la principale regola di politica
fiscale cui si ispira il Governo afgano è la cosiddetta “no
overdraft rule”, in base alla quale le autorità
si sono impegnate a non acquisire prestiti da banche commerciali per finanziare
le spese correnti o di sviluppo, e di non ricorrere in nessun caso alla
monetizzazione del deficit. La spesa pubblica dipende quindi dalle risorse
interne, largamente insufficienti benché in crescita, sostenute
dagli aiuti dalla comunità internazionale (paesi donatori e istituzioni
finanziarie internazionali).
Un’altra priorità è quella di accelerare le riforme
di mercato e promuovere la trasparenza e la centralità
della legge: questa infatti è la strategia
migliore, a parere degli esperti, per ottenere una crescita economica
sostenibile e al contempo raggiungere una normalizzazione politica,
l’unico elemento che può garantire la pace e la stabilità.
E' altresì importante promuovere una serie di riforme della
pubblica amministrazione, principalmente attraverso attività
di capacity building.
In ultimo, è indispensabile migliorare il livello di sicurezza,
fine e, al contempo, mezzo per incoraggiare gli investimenti esteri.
Relazioni
commerciali e trattati internazionali.
L’Afghanistan
ha un regime di scambio privilegiato sia con i Paesi dell’Unione
Europea, grazie agli accordi EBA (Everything but Arms) e GSP (Genaral
System of Preferences), che permette l’esenzione delle tariffe doganali,
sia con gli Stati Uniti (GSP), sia infine con Canada e Giappone, con cui
è in vigore un accordo di tipo LDC (Least Developed Country).
L’economia afgana è al momento piuttosto aperta, ed il Paese
ha presentato domanda per entrare nel WTO, anche se è in corso
un serrato dibattito interno sull’opportunità di farlo in
tempi ristretti.
Negli ultimi tre anni sono state varate molte riforme strutturali, volte
a semplificare gli investimenti stranieri ed interni. Solo per fare un
esempio, i requisiti per ottenere una licenza per le importazioni sono
passati da 42 a 3, le firme necessarie da 58 a 6, ed ora sono sufficienti
due giorni per ottenere una licenza. Tuttavia, i vantaggi che l’Afghanistan
trae dagli accordi sopraccitati sono minimi, per molteplici motivi: produzione
limitata, mancanza di standard di qualità e di sicurezza, mancanza
di canali di distribuzione, difficoltà correlate ai trasporti e
via dicendo.
Importazioni
ed esportazioni.
Il
Paese esporta principalmente prodotti non lavorati, soprattutto
agricoli, nel vicino Pakistan (26.8% delle esportazioni) e India (26.5%),
seguite a grande distanza da Finlandia (5.8%), Germania ( 5.1%) e altri.
I prodotti esportati includono frutta, noci, tappeti fatti a mano, lana,
cotone, gemme preziose e semi-preziose.
Le importazioni invece consistono soprattutto di prodotti elaborati, petrolio,
prodotti tessili e cibi confezionati, e provengono per lo più dal
Pakistan (24.3%), dalla Corea del Sud (14%), dal Giappone, dagli Stati
Uniti e dalla Germania.
Per quanto concerne il commercio intra-regionale, nel
2003 è stato siglato un accordo per incoraggiare le relazioni con
Cina, Iran, Pakistan, Tajikistan, Turkmenistan e Uzbekistan; vi sono anche
accordi commerciali preferenziali con l’India.
Malgrado gli scambi siano ancora ridotti, questo tipo di commercio ha
un potenziale molto elevato. L’apertura di nuove strade e la semplificazione
delle tariffe doganali potrà facilitare un maggior commercio con
le regioni confinanti e anche a livello globale.
Di fatto, la maggior risorsa dell’Afghanistan sembra essere la sua
posizione centrale, un crocevia strategico sia per quanto riguarda il
transito merci che per la diversificazione del commercio. Il FMI ha estrapolato
i dati relativi al flusso di camion attraverso il Paese prima del 1978
e ne ha tratto dei segnali positivi: tra il 1970 e il 1977 l’URSS
assorbiva il 30-40% delle esportazioni dell’Afghanistan e circa
1,000 camion attraversavano il paese da nord a sud. È dunque ragionevole
credere che si possa sviluppare una maggiore interdipendenza regionale
al di fuori dell’asse est-ovest, rispondendo sia al bisogno dell’Asia
meridionale di un efficiente percorso verso l’Europa che alle sue
necessità energetiche per i prossimi decenni, tenendo presente
le vaste risorse energetiche dell’Asia centrale.
Sono in atto delle riforme riguardanti le modalità di trasporto,
l’attraversamento dei confini, le formalità di transito e
i costi dei trasporti marittimi; inoltre sono state istituite camere di
commercio internazionali e provinciali congiunte in Iran, Pakistan, Russia,
Ucraina e Turchia. Rimane comunque molto da fare per riabilitare e sviluppare
delle vere e proprie infrastrutture economiche, come strade, telecomunicazioni
e energia. In breve, l’Afghanistan dovrebbe concentrarsi sullo sviluppo
dell’ambiente commerciale, fisico e normativo adatto alle esigenze
del commercio moderno, permettendo ulteriormente l’integrazione
del paese nei mercati regionali. È in corso la costruzione di grandi
vie di comunicazione attraverso tutta la nazione che permetteranno maggiori
rapporti commerciali e investimenti regionali e aumenteranno le opportunità
di impiego.
Riforme strutturali
(settore privato, creazione di imprese e investimenti, promozione del
commercio).
Sviluppo
del settore privato.
L’Afghanistan
ha una base manifatturiera rudimentale; la maggior parte delle fabbriche
si trovano a Kabul e in alcune delle città principali come Herat
e Mazar-e-Sharif. Una componente significativa dell’attuale industria
manifatturiera è rappresentata da attività tradizionali
come la tessitura di tappeti, la produzione e la lavorazione di frutta
secca e altre attività su piccola scala. I servizi di trasporto
e costruzione sono due delle principali attività del settore privato
tradizionale. L’imprenditoria privata recentemente si è rivolta
a aree non tradizionali, nel senso che in precedenza non esistevano in
Afghanistan (ad es. la telefonia mobile) o erano riservate al settore
pubblico (ad es. compagnie aeree e banche). I principali prodotti tradizionali
sono tappeti e uva passa. Per la maggior parte i tappeti sono tessuti
nei villaggi da donne e raggiungono i mercati per l’esportazione
grazie a una rete di commercianti e mercati locali.
Le autorità devono impegnarsi ad assicurare un più rapido
trasferimento delle entrate dalle province ai conti del governo centrale;
devono inoltre procedere alla ristrutturazione delle imprese statali,
redigere una legge riguardante gli investimenti privati e stabilire una
cornice legale per le industrie estrattive.
L’ostacolo maggiore alla crescita delle imprese private è
connesso soprattutto a credito, carenza di prestiti, restrizioni eccessive
nella concessione dei permessi, fondi terrieri, capacità amministrative
limitate e forza-lavoro non qualificata.
Ad agosto del 2003 il Ministero del Commercio assistito dalla Germania
ha istituito l’Afghan
Investment Support Agency (AISA) che si occupa delle informazioni,
della promozione e delle licenze per l’investimento. Il suo ruolo
è offrire servizi esaurienti che rimuovano gli ostacoli e le pratiche
burocratiche e facilitino l’investimento in Afghanistan. I servizi
offerti dall’AISA comprendono assistenza nell’ottenere le
licenze e i permessi necessari; informazioni generali sull’opportunità
di investimento in Afghanistan; consulenza legale su investimenti, tasse,
lavoro, assicurazioni; leggi e regolamenti ambientali e standard socio-ecologici;
informazioni finanziarie sui servizi bancari, costo del lavoro e incentivi
di investimento; sostegno nell’acquisto o affitto di terreni; assistenza
per le autorizzazioni commerciali di materiale connesso all’investimento;
informazioni online sugli investimenti e l’applicazione delle licenze;
sponsorizzazione di conferenze e simposi sugli investimenti.
L’attuale strategia dell’AISA si concentra su tre settori:
La
strategia per il 2005-2006 si concentra maggiormente sulla promozione
e lo sviluppo dell’impresa medio-piccola e sulla riduzione del settore
informale. Finora il maggiore investimento privato nelle infrastrutture
è stato nel settore delle telecomunicazioni.
Ristrutturazione
bancaria.
In
seguito all’adozione della legislazione bancaria commerciale, il
quadro normativo di recente è migliorato grazie all’applicazione
di norme bancarie emanate dell’autorità centrale, la DA Afghanistan
Bank (DAB); il trasferimento delle attività commerciali dalla DA
Afghanistan Bank al Ministero delle Finanze permetterà all’istituzione
centrale di concentrarsi sulle sue funzioni di supervisione bancaria.
Ulteriori riforme strutturali saranno cruciali per il miglioramento degli
affari e il sostegno alla crescita economica, alle opportunità
di impiego e alle prospettive di esportazione. In futuro le riforme
legali connesse alla sfera economica dovrebbero riguardare la
legislazione sulla bancarotta, i diritti di proprietà, il rafforzamento
dei contratti e un sistema giuridico efficace. Sarà inoltre fondamentale
facilitare l’accesso delle piccole e medie imprese ai finanziamenti
attraverso il credito e la microfinanza.
In Afghanistan è presente un vasto settore finanziario informale,
noto come sistema hawala, sviluppatosi come
un’alternativa ai canali ufficiali. Questi cambiavalute informali
hanno creato un sistema di trasferimento di denaro efficace, affidabile
e a basso costo. Offrono inoltre microfinanza, finanza commerciale e servizi
di deposito. Tuttavia, non essendo possibile accedere ai registri dei
clienti, il sistema hawala diventa soggetto ad abusi: poiché
non possiede una traccia contabile, diventa difficile rintracciare flussi
di denaro illegali.
Si discute sullo sviluppo di attività e prodotti di prestito e
sulla creazione di un ufficio di informazione sul credito anche in Afghanistan,
in modo da fornire tempestivamente informazioni utili alle banche che
prendono decisioni sul credito: informazioni sia negative (sui defaults)
che positive (sui prestiti).
Gestione delle finanze pubbliche
(politica fiscale, gestione della spesa pubblica)
Politica
fiscale.
Prudenti
politiche monetarie e finanziarie hanno permesso di contenere l’inflazione
e facilitare livelli di crescita relativamente alti. Esse sono state incoraggiate
dalla continua e efficace attuazione di programmi monitorati dal FMI ed
è stato creato un fondo di base per consolidare tutte le operazioni
governative incanalate attraverso il Tesoro.
I fondi ricorrenti dell’Afghanistan sono finanziati da maggio del
2002 dall’Afghan
Reconstruction Trust Fund
(ARTF), che coinvolge ventiquattro donatori internazionali
e ammonta in totale a 650 milioni di dollari USA. La tendenza in salita
nei costi ricorrenti dovuta, tra l’altro, al picco degli schemi
salariali nel settore pubblico causa preoccupazioni nella comunità
internazionale. In futuro l’ARTF continuerà a sostenere l’attività
dello Staff-Management Program, permettendo di mantenere il processo di
riforme e creando una solida base per una possibile transizione verso
un programma sostenuto dalla Riduzione della Povertà e dalla Capacità
di crescita. A questo proposito si è cominciato a lavorare a un
Documento sulla Strategia di Riduzione della Povertà che modellerà
l’agenda politica afgana.
La riscossione delle entrate è aumentata continuamente nel triennio
scorso e le entrate sono state superiori alle attese, anche grazie alle
spese limitate, attribuibili a ritardi nell’assunzione di nuovi
insegnanti e nell’attivazione del programma principale di ristrutturazione
del servizio civile. Nonostante tutto non si riescono a coprire i costi
ricorrenti. Importanti misure di politica fiscale e riforme amministrative
riguardanti il sistema doganale hanno consentito al governo centrale di
riprendere il controllo della riscossione delle tasse, cominciando a rendersi
indipendente dall’assistenza della comunità internazionale.
Si discute intanto sull’impatto che il sistema fiscale avrà
sulla crescita economica dell’Afghanistan. La prosperità
economica è indispensabile perché ci siano delle entrate
fiscali, per cui si pensa di creare un regime favorevole al settore privato,
tassando al minimo il capitale e concentrandosi soprattutto sulla componente
degli investimenti e i non-savings, come salari, spese di consumo e terreni.
La riforma fiscale deve affrontare numerose sfide: ampliare la base fiscale
domestica, semplificare e riformulare la legislazione esistente e finanziare
entro nove anni il budget operativo ricorrendo esclusivamente alle entrate
domestiche. Bisogna tenere presente che la percentuale del PIL attribuibile
alle entrate fiscali è la più bassa al mondo e di conseguenza
non risponde ai bisogni essenziali del paese.
Gestione
della spesa pubblica.
Recentemente
è stato automatizzato il sistema di pagamento degli impiegati pubblici
attraverso il trasferimento dei fondi elettronici. In questo modo si promuovono
le transazioni finanziarie e si riduce l’economia in contanti (inizialmente
solo per gli impiegati che lavorano a Kabul). La conformità con
le procedure di gestione finanziaria ne risulta migliorata, si combinano
spese operative e di sviluppo in linea con una nuova carta di conti e
si ristabiliscono le funzioni interne ed esterne di revisione contabile.
Fonte :
Ambasciata d'Italia a Kabul
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