Il 2005 è stato un anno particolarmente importante per l’Afghanistan. Lo svolgimento delle elezioni e l’insediamento del primo Parlamento liberamente eletto dopo circa trent’anni; la conclusione del “Processo di Bonn” e l’avvio del “Processo di Kabul; il progressivo passaggio dall’emergenza alla stabilizzazione del Paese. La Cooperazione italiana ha svolto un ruolo cruciale a tal fine.
Nel 2005 abbiamo dato un rinnovato impulso alla realizzazione di progetti di Cooperazione, consapevoli che essi rappresentano un fattore indispensabile non solo allo sviluppo economico di lungo periodo, ma anche alla promozione delle Istituzioni e della società civile di questo Paese.
Abbiamo proseguito il nostro impegno nella riforma della Giustizia, cruciale ai fini dell’affermazione dello Stato di Diritto.
Abbiamo avviato importanti programmi di emergenza, soprattutto nel settore sanitario e infrastrutturale nella Provincia di Herat attraverso lo strumento del Provincial Reconstruction Team.
Abbiamo introdotto nei progetti una componente di creatività tutta italiana. E’ il caso della produzione e commercializzazione dell'olio di Jalalabad (con tecnologia e standards italiani) che rappresenta una opportunità di nicchia suscettibile di promuovere lo sviluppo economico dell’area e di dar luogo a eventuali collaborazioni economico-commerciali bilaterali, garantendo un immediato ed efficacissimo ritorno di immagine per il “Sistema Italia”. Inoltre, se debitamente incoraggiate, le produzioni agricole in genere rappresentano una valida alternativa economica alla riduzione ed eradicazione della coltivazione del papavero.
E’ il caso del Centro di formazione femminile di Kabul che ha trasformato cinquanta donne analfabete in imprenditrici operanti in quattro diverse società commerciali: riparazione di telefoni cellulari, assemblaggio di lampade fotovoltaiche, lavorazione di gemme preziose o ristorazione.
Ma i nostri interventi di cooperazione si sono incentrati su una molteplicità di settori. Alla Conferenza dei Donatori di Berlino nel 2004, l'Italia ha annunciato un impegno triennale a favore dell'Afghanistan per un totale di 140 milioni di euro.
Le priorità sono state date alla costruzione tratto stradale Kabul-Bamyan, sulla direttrice Kabul-Herat e a contributi nel settore del processo elettorale, della Riforma del Sistema Giudiziario e penitenziario, della reintegrazione degli ex-combattenti nella vita civile, e dei programmi a favore delle fasce più sfavorite della popolazione, intervenendo nel settore sanitario con la ristrutturazione di ospedali, sia a Kabul che in altre citta’ del Paese; in quello scolastico, (ed es. con la costruzione di una scuola per non vedenti); dell’assistenza alle donne, avviando attività generatrici di reddito a favore di donne vulnerabili, disabili e/o particolarmente bisognose, con corsi di alfabetizzazione e di apprendimento di mestieri ecc..
Ma non ci siamo fermati qua .Abbiamo avviato rapporti nel settore culturale, miranti soprattutto alla protezione e conservazione del patrimonio archeologico del Paese, soprattutto con la collaborazione dell’UNESCO. Abbiamo ricostruito il Museo di Kabul e riabilitato i due Musei a Ghazni. E’ noto il nostro intervento per i due bellissimi minareti di Jam.
Tale impegno ci è valso riconoscenza e gratitudine.
La pagina web dedicata alle attività della Cooperazione Italiana ha precisamente questo obiettivo: illustrare, attraverso una descrizione dei progetti finanziati dalla DGCS, il contributo cruciale del nostro Paese alla ricostruzione dell’Afghanistan che si avvia, attraverso un difficile ma ambizioso cammino, e grazie anche al nostro sostegno, al progressivo passaggio dall’emergenza alla stabilizzazione.
Ettore Sequi
Ambasciatore Italiano a Kabul