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ANDREA POLLASTRI

Un cooperante esemplare

Andrea



Il 3 febbraio 2005 un aereo della compagnia privata afgana "Kam Air" mentre stava eseguendo la manovra di atterraggio sull'aeroporto di Kabul, di ritorno da Herat (ai confini con lran), probabilmente a causa della violenta bufera di neve che imperversava in quel tardo pomeriggio, si è schiantato sulla cima di una montagna circostante nei pressi di Band-e-Ghazi, a 35 km da Kabul. Nel disastro aereo vi hanno trovato la morte 104 persone, tra cui 79 afgani e 25 stranieri (6 membri russi dell'equipaggio, 6 americani, 9 turchi, 1 iraniano e 3 italiani). A causa della posizione impervia del luogo del disastro, inaccessibile da terra a causa delle ininterrotte nevicate e per le mine disseminate nel territorio, è occorso molto tempo per rintracciare i corpi delle vittime. Tra i primi ad essere ritrovati il capitano di fregata Bruno Vianini e un giovane geometra di Treviso che lavorava per l'impresa di costruzioni americana Luis Berger. Tra le vittime anche l'Arch. Andrea Pollastri che rientrava da una missione ad Herat per conto dell'Agenzia delle Nazioni Unite, UNOPS, con la quale aveva iniziato a lavorare da un paio di mesi. Dopo un mese e mezzo di ricerche nelle asperita' inaccessibili delle cime montuose innevate, finalmente la salma del cooperante italiano è stata ritrovata e il 24 marzo rientrava in Italia per le esequie funebri.



Era nato a Roma nel 1958. Dopo aver conseguito la laurea in architettura presso La Sapienza di Roma e il master in "ingegneria di emergenza" (con 110 e lode), si è dedicato all'attività professionale in Italia e, più tardi, ha partecipato ad un corso per operatori umanitari organizzato dal Ministero degli Esteri e dall'UNDP al quale aveva partecipato con la profonda aspirazione di voler compiere delle esperienze qualificate nel campo umanitario.

Avvalendosi delle esperienze acquisite in progetti umanitari in Kosovo e Romania, ha prodotto risultati eccellenti in Afghanistan, dapprima come cooperante della Ong italiana INTERSOS e successivamente come esperto di cooperazione con il Ministero Affari Esteri per il monitoraggio delle numerose iniziative realizzate in Afghanistan dal programma emergenza della Cooperazione Italiana in nove province del paese, aveva viaggiato da un capo all'altro dell'Afghanistan da Khost a Badghis, da Nangarhar a Kandahar, da Wardak a Paktya, da Baghlan ad Herat, oltre a Kabul, supervisionando e fornendo istruzioni tecniche, con il piglio ed il rigore professionale da tutti riconosciutigli.

Ha seguito i progetti piu' complessi di ricostruzione realizzati dalla Cooperazione Italiana in Afghanistan, nel settore sanitario, seguendo le opere civili dell'ospedale Esteqlal di Kabul, dell'ospedale distrettuale di Baghlan, il blocco chirurgico di Maydan Shar e di numerose altre cliniche in diverse province, e nel settore della educazione, seguendo i lavori dei complessi scolastici Asuqan Wa Arefan e Qalay Shada di Kabul e di numerose altre scuole nei distretti provinciali.

Era convinto che le attività umanitarie richiedono elevata professionalità e non soltanto la motivazione sociale (che è un compendio essenziale ma non sufficiente). A Kabul, negli ambienti umanitari dov'era noto ed apprezzato, la sua scomparsa ha avuto molta eco, anche negli ambienti locali dove aveva collaborato mettendo in campo le sue ampie e qualificate prestazioni professionali.

Le sue qualita' umane e professionali restano patrimonio di tutti coloro che hanno fruito della sua collaborazione ed il Programma di Emergenza della Cooperazione Italiana, che si e' avvalso del suo apporto tecnico qualificato, lo annovera tra coloro che hanno concorso in maniera determinante nella realizzazione delle proprie iniziative umanitarie in Afghansitan.

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